God Save the Queen

Chi non hai mai sentito la celebre frase God Save the Queen (Dio salvi la regina)? Si tratta del titolo del brano scritto a metà del XXVIII secolo, poi divenuto l’inno nazionale britannico e degli stati che fanno parte del Commonwealth (Australia, Bahamas, Canada, Nuova Zelanda, etc.) nei quali è riconosciuta la sovranità inglese.  In origine l’inno si intitolava God Save the King, ma poi fu trasformato al femminile quando la Regina Vittoria salì al trono nel 1837 e tuttora si mantiene inalterato sotto il regno di Elisabetta II.

Nessun futuro per il popolo inglese

Forse l’inno nazionale più famoso al mondo, negli anni Settanta il gruppo punk dei Sex Pistols realizzò una versione alternativa che fece non poco scalpore, anche poiché fu pubblicato negli stessi giorni del Giubileo d’Argento (25 anni di regno) della Regina Elisabetta II. Canzone simbolo di aperta ribellione, si riferisce a una monarchia fascista in cui non si intravede alcun futuro per il popolo inglese. Il testo ripete più e più volte “no future” (nessun futuro) per gli inglesi e questo divenne il motto della cultura punk di quegli anni.

L'anti inno britannico

Non solo il brano venne censurato, ma diverse persone furono arrestate per vilipendio alla regina e, tra queste, lo stesso manager della band inglese Malcolm McLaren al quale si deve il titolo della canzone. Nonostante lo scalpore, il brano ebbe un enorme successo e ancora oggi mantiene un posto di rilievo nella carriera artistico-musicale dei Sex Pistols. Si potrebbe parlare senza alcun dubbio di un anti inno britannico enfatizzato dalla copertina del singolo che rappresenta una giovanissima Sua Maestà con occhi e bocca sostituiti dal nome del brano e del gruppo musicale.

Se ancora non ti è venuta in mente la melodia della canzone, guarda il video ufficiale di God Save the Queen dei Sex Pistols e immergiti negli anni del punk più sfrenato!

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