errori comuni che gli italiani commettono in inglese

Conoscere perfettamente una lingua richiede tempo, esercizio e dedizione. Nonostante ciò, anche chi parla fluentemente una lingua straniera si distingue da un madrelingua per l’accento che, generalmente, mantiene un suono diverso anche dopo anni di pratica. Pensa a un inglese o un francese che parlano italiano, l’accento è sempre e comunque diverso da quello di un nativo anche se parlano bene la lingua.

Appurato questo dato di fatto, che comunque prevede delle eccezioni alla regola, nell’apprendimento di una lingua straniera tutte le popolazioni commettono degli errori che sono più o meno comuni in relazione alla lingua di appartenenza. Per esempio, ci sono errori comuni che gli italiani commettono in inglese relativi alla grammatica, alla pronuncia o ai famosi false friends, alcuni dovuti a pura superficialità, altri a meccanismi mentali difficili da scardinare perché complicati da assimilare.

Di seguito alcuni errori comuni che gli italiani commettono in inglese

Pensiamo alla regola grammaticale inglese secondo la quale il verbo alla terza persona singolare del present simple deve terminare con la “s” (he/she/it drinks/loves/wants/needs), per noi italiani un’autentica difficoltà. Se siamo convinti che in spagnolo basti aggiungere la “s” a tutte le parole, in inglese questa lettera ci è davvero ostile!

Un altro errore dovuto all’influenza della nostra lingua madre è l’omissione del soggetto nella frase. In italiano il soggetto può essere omesso in quanto è deducibile dalla coniugazione del verbo (leggo, leggi, legge, leggiamo, leggete, leggono), in inglese non è possibile tralasciarlo in alcun modo perché il verbo non fornisce l’informazione necessaria in quanto non si coniuga. Per esempio, in italiano possiamo dire “Andiamo a scuola” (il soggetto sottinteso è “noi”) ma in inglese dobbiamo dire “We go to school” (il semplice verbo “to go” non chiarisce il soggetto).

Anche le preposizioni rappresentano un vero e proprio incubo, non è possibile tradurle letteralmente perché variano in funzione degli elementi a cui ci riferiamo. Si pensi alle preposizioni di tempo o di luogo, in base al tempo o al luogo a cui facciamo riferimento è necessario utilizzare preposizioni diverse: on Monday, in April, at five o’clock; at home, in Rome, on the street.

Ancora, i cosiddetti falsi amici (false friends) sono causa di errori continui perché sono termini che per assonanza fonetica o somiglianza grafica sembra che abbiano lo stesso significato in italiano. Un esempio assai diffuso è dato dal termine “actually” che, al contrario di quanto si possa pensare, non significa “attualmente” (in inglese “currently”), bensì “in realtà”.

Infine, l’esatta pronuncia dei termini risulta per noi italiani decisamente complicata perché nella nostra lingua non esistono tutti i suoni che prevede la fonetica inglese. Vocali lunghe e brevi, consonanti sorde e sonore e dittonghi costituiscono circa quaranta suoni diversi. Capita spesso di pensare che gli inglesi facciano finta di non capire gli stranieri, in realtà un suono diverso può cambiare completamente il significato di una parola e, di conseguenza, quello di una frase. Pensiamo ai termini “sheep” (pecora) e “ship” (nave), “boat” (barca) e “bought” (past simple e past participle del verbo “to buy”), “to eat” (mangiare) e “to hit” (colpire) o “ate” (past simple del verbo “to eat”) e “to hate” (odiare).

Sebbene questi siano solo alcuni errori comuni che gli italiani commettono in inglese, è giusto precisare che sono anche i più diffusi a cui è necessario dedicare una certa attenzione per evitare di memorizzarli come se fossero esatti e ripeterli.

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